In una società democratica è giusto pagare le tasse per permettere allo stato di assicurare i servizi ai propri cittadini e soprattutto a coloro che hanno un reddito medio basso. Questo principio è sancito anche nella costituzione italiana che dichiara che ognuno deve contribuire secondo le proprie capacità. E' un principio corretto, ma purtroppo viviamo in una società in cui l'egoismo la fa da leone e chi è ricco non è disposto a contribuire e quini elude il fisco, evade, o dimentica di pagare ciò che gli compete. L'Italia è il paese da una notevole elusione ed evasione fiscale, cosi dicono i nostri politici, e questo mantra lo sentiamo dichiarare in ogni programma politico durante le elezioni e da ogni partito di destra, di centro e di sinistra. A causa di questi evasori l'amministrazione non riesce a garantire ai meno fortunati i loro diritti, quali la salute, la casa, il lavoro, lo studio ecc. Chi sono gli evasori? Ovviamente i piccoli imprenditori, i liberi professionisti ecc, mentre i più ligi al dovere fiscale sono i dipendenti, coloro che percepiscono un reddito fisso con ritenuta fiscale alla fonte da parte del datore di lavoro.
giovedì 21 novembre 2024
Perché dobbiamo pagare le tasse?
giovedì 14 novembre 2024
Chi sono i palestinesi? Parte I
Per chi ignora la storia del medio-oriente o per chi è ideologicamente formattato per odiare gli ebrei.
I Palestinesi come popolo non sono mai esistiti perché sono "Arabi", semiti, come gli ebrei ma di un altro ramo abramitico (anche gli arabi musulmani dicono di discendere da Abramo, che abitavano nelle terre tra la Siria, Giordania ed Egitto (Wikipedia cita sbagliando la Palestina) . Gli arabi che abitavano queste terre erano politeisti e animisti. Gli ebrei si insediarono come semiti essi stessi in questa terra che chiamavano Canaan.
In questo periodo, fino all'anno 1000 a.C. circa, queste popolazioni-tribù beduine dedite alla pastorizia, all'agricoltura ed all'artigianato, governate da Re, erano in continua lotta tra loro. Gli ebrei anche lottarono contro di loro per ragioni religiose perché odiavano l'idolatria di questi popoli mentre loro portavano la rivelazione dell'Unico D-O.
Queste informazioni storiche sono anche reperibili sul sito della Lega Araba https://www.legaaraba.org/alqdus/indexQuds.htm : "All'inizio dell'era del bronzo, la tribù di Yebus, proveniente dal cuore della Penisola Araba nel 2300 avanti Cristo, fu la prima a costruire la città santa di Gerusalemme. Gli storici e gli archeologi tra cui Kathelin Mery Kenion, conosciuta come la signora dei ricercatori del ventesimo secolo, ha affermato che i primi fondatori di Al Quds furono arabi. Gli scavi archeologici hanno comunque dimostrato che le mura della città risalgono almeno a 1800 anni prima di Cristo, cioè ad almeno 800 anni prima della comparsa degli ebrei". Ancora dicono: "Gli storici affermano inoltre che gli Anbati(la cui capitale fu la bella città giordana di Petra), spesso in conflitto con gli Adomiti ,anche loro di origine araba, essi lasciarono la Penisola araba 500 anni avanti Cristo per stabilirsi nella la regione sud di Canaan che si estende dal mar Morto(un lago salato in Palestina) al mar Rosso, e costruissero un Regno che si estese dall'Eufrate al mar Rosso". Omettono di dire che in realtà tra queste popolazioni cera tutto il ceppo semita, tra cui gli ebrei. Infatti il testo riporta informazioni che sono riportate dalla Torah degli ebrei che cita gli stessi popoli.
Tuttavia, a dispetto di quanto affermano gli odiatori di Israele, loro lottavano solo se l'idolatria si manifestava nella terra che Abramo ricevette come promessa da D-O, e non avevano, e non hanno, alcun interesse a conquistare altri territori perché è loro proibito anche dalla Torah. Questa fu l'unica guerra di conquista che fecero.
E' nell'anno 1000 a.C. che Re Davide conquisto Gerusalemme e ne fece la capitale del suo regno. Prima la terra di Canaan era controllata dagli egiziani e quando vi giunsero gli ebrei nel 13 secolo a.C. era dominata dai Filistei, popolazione indoeuropea di origine dell'egeo e dell' Anatolia. Non arabi.
Quindi a conclusione di questa prima riflessione possiamo affermare che gli arabi e gli ebrei vivevano insieme sul medesimo territorio identificabile con l'odierna Siria, Giordania, Libano fino all'Egitto. Erano tribù che guerreggiavano tra loro, tra arabi stessi. Gli ebrei con Davide conquistarono Gerusalemme, abitata da una popolazione Araba, mentre il restante della terra di Canaan era abitata anche da popolazioni non arabe.
Durante il regno di Babilonia ( distrussero il primo Tempio costruito da re Salomone) ed Assiro nel 600 a.C. inizio la diaspora ebraica indeboliti a causa delle divisioni interne . La diaspora ebraica termina con la conquista di Babilonia da parte dei persiani che consentirono agli ebrei di Tornare a Canaan. Lo stato ebraico non esisteva più ed il potere era esercitato dai Sacerdoti.
Nel 300 a.C. Canaan è conquistata dai persiani e successivamente dai greci (Regno dei Tolomei). Sotto la conquista ellenica dei Seleucidi si tenta di ellenizzare i regni ebraici ma la rivolta dei Maccabei della tribù di giuda mette fine al regno dei Seleucidi per il rifiuto degli ebrei di assimilarsi alla cultura ellenica. Comunque lo stato ebraico si presentava diviso in dispute religiose tra Farisei, Sadducei e esseni). Fino a qui non esistevano i palestinesi.
Nel 60 a.C. l'impero Romano occupa il territorio ebraico della Giudea (no Palestina) e diventa una provincia romana. Anche in questa epoca assistiamo a rivolte e migrazioni degli ebrei, sempre per lo stesso motivo, il mantenimento dell'identità ebraica. Viene distrutto il II Tempio dai romani a causa delle rivolte ebraiche del 70 d.C. Gerusalemme - Aelia Capitolina per i romani. Dalla conquista dei babilonesi a quella dei romani, si sviluppano le diaspore ebraiche in asia, africa, America, Europa ecc.
I romani chiamarono Canaan la terra dei filistei - Palashtu (non arabi ma antico popolo indoeuropeo ) come era identificata dagli scribi assiri. Il I sec. D.C. i romani piegarono il territorio della giudea, sotto l'imperatore Adriano, per cancellare l'identità ebraica imponendo alla provincia romana il nome di "Palestina". Questo nome fu attribuito alla terra di Israele per cancellare l'identità ebraica. Occorre a conclusione di questa parte osservare che fino al dominio dell'impero romano i palestinesi come popolo non esistevano ma solo arabi, ebrei e elleni. L'islam non esisteva, ma solo il monoteismo ebraico e l'idolatria praticata da Arabi, Romani e Greci. Questo è da comprendere perché il problema palestinese nasce con l'Islam.
martedì 12 novembre 2024
Le democrazie occidentali ostaggio della retorica della sinistra Parte I
Nel 1889 nasce a Parigi l'internazionale socialista e la seconda internazionale socialista nasce 1951 a Francoforte. L'Internazionale Socialista si ricostituì dopo la seconda guerra mondiale nel 1947 a Zurigo. Oggi abbiamo l'Unione Internazionale della Gioventù Socialista. In sintesi si tratta di un'unione di partiti operai, socialisti e comunisti associati a livello internazionale. Ometto di citare le internazionali dei comunisti guidati da Mosca.
Le idee centrali della II Internazionale socialista furono il perseguimento della "giustizia sociale" la "libertà" e la "pace mondiale" Idee eticamente condivisibili se non fosse per l'impossibilità di attuarle, non perché sia utopica, ma perché carente di analisi della realtà sociale ed economica, che è dinamica e non codificabile in un principio calato dall'alto. Questa postulato si basa su un'idea romantica quanto impossibile.
La società umana è costituita di popoli distinti tra loro per cultura, tradizioni, aspirazioni, e questo è un dato. I popoli orientali hanno loro valori e tradizioni, i popoli medio-orientali i loro, gli europei i loro ecc. Dentro questo insieme ampio, abbiamo un sottoinsieme ancora più limitato: le nazioni. Anche se i socialisti si ostinano a negare l'idea della "nazione" perché la riconducono ad una idea fascista, idea sbagliata, perché questa idea la ritroviamo nella Torah (come da tradizione orale 1300 anni a.C.).
Se per un assunto ideologico, assimilabile ad un dogma religioso, pretendiamo di ignorare la specificità delle nazioni, fatte da lingua, religione, cultura artistica, storia ecc, rischiamo di sbagliare, come di fatto accade, la traiettoria delle analisi per il perseguimento della "giustizia sociale" la "libertà" e la "pace mondiale". In questo senso piaccia o no Vannacci nel suo libro dice una cosa corretta: le differenze esistono, anche se abilmente manipolata nei dibattiti politici da esponenti della sinistra italiana ripetendo i loro mantra.
Per ultimo abbiamo i sotto gruppi che sono rappresentanti dai partiti politici, dalle religioni ed anche da coloro che non assumono posizioni perché non condividono nessuna posizione, astenuti e atei o altro. Questi sotto gruppi sono una realtà e se non si comprendono le loro ragioni e si insiste a promuovere la propria visione della "giustizia sociale" la "libertà" e la "pace mondiale", l'ideologia di sinistra non avrà mai soluzioni e raccoglierà sempre fallimenti.
Questa è la premessa, è necessaria per comprendere come e perché le destre sono in rimonta contro la retorica della sinistra, proprio perché comprendono che la giustizia sociale, le libertà e la pace mondiale comportano compromessi ed anche revisione coraggiosa di alcuni postulati che non siamo tutti uguali come popoli, come nazioni e come individui e se non accogliamo queste particolarità avremo sempre società instabili. Per esempio le destre europee hanno rivisto le loro posizioni sul sionismo mentre la sinistra no.
Continuare la retorica dell'antifascismo (dimenticando che questi movimenti fascisti sono il prodotto delle sinistre e non delle forze laiche e liberali) perché vediamo nelle destre del nostro secolo una riedizione del fascismo, franchismo, nazismo, significa non osservare la realtà e non interpretare i veri bisogni delle persone, i problemi delle singole nazioni, i movimenti sociali nelle varie parti della terra. La domanda sarebbe: perché le destre crescono? Cosa non abbiamo capito della realtà che emerge? Il ricorso al Lupo al Lupo è controproducente. Il pensiero unico, ovvero, l'idea "dogmatica" che tutti dobbiamo percepire, vedere, ragionare, condividere gli setti valori, è sbagliata.
domenica 10 novembre 2024
La questione demografica-Il cancro dell'occidente
Il Cancro Silenzioso dell’Occidente: La Crisi Demografica che Minaccia il Futuro
di Erminio Petronio
In un’Europa sempre più anziana, dove l’autorealizzazione personale, la mobilità e il benessere individuale hanno preso il sopravvento sulla famiglia tradizionale, un nemico silenzioso e persistente sta corrodendo le fondamenta economiche e sociali del continente: il calo demografico.
Secondo l’ISTAT, in Italia nel 2023 il tasso di natalità ha toccato un nuovo minimo storico: meno di 400.000 nati, contro oltre 700.000 decessi. Il tasso di fertilità è sceso a 1,25 figli per donna, ben lontano dalla soglia di 2,1 necessaria per garantire il ricambio generazionale. Nel secondo dopoguerra, le famiglie italiane avevano in media 4,3 figli. Oggi, molte coppie non arrivano nemmeno a uno.
Dietro questi numeri c’è un’intera visione del mondo: il modello occidentale del benessere, della libertà individuale, della piena autodeterminazione. Dalla fine degli anni ’60 in poi, l’idea che “fare figli limita la carriera, la libertà e le possibilità” ha attecchito profondamente. Il risultato? Una società che invecchia, e un sistema che rischia il collasso.
Il peso sulle pensioni: la coperta è corta
Il primo allarme è economico. I sistemi pensionistici europei, basati sul principio della solidarietà intergenerazionale, non reggono più. In Italia, nel 2024 ci sono circa 1,4 lavoratori per ogni pensionato. Troppo pochi per sostenere il meccanismo a ripartizione, dove i contributi versati da chi lavora finanziano le pensioni di chi è in quiescenza.
Con meno giovani e più anziani, le alternative sono drammatiche: alzare l’età pensionabile, aumentare i contributi o ridurre gli assegni. In pratica: o pagheremo di più, o avremo meno. Per chi sogna una vecchiaia serena, si profila un futuro incerto, dove per mantenere un tenore di vita dignitoso sarà necessario risparmiare molto di più durante la vita lavorativa.
Sanità sotto pressione: più malati, meno risorse
L’aumento della popolazione anziana comporta anche un’esplosione dei costi sanitari. L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che nel 2050 oltre il 30% della popolazione europea avrà più di 65 anni. E con l’età avanzano anche le patologie croniche, la dipendenza da cure, il bisogno di assistenza continua.
I bilanci pubblici, già sotto pressione, non riescono a garantire livelli adeguati di servizi. Si moltiplicano le proposte di assicurazioni sanitarie private per colmare il divario tra domanda e offerta. Ma anche in questo caso, chi ha redditi medio-bassi rischia di rimanere escluso da cure tempestive e di qualità.
L’assistenza agli anziani: la nuova emergenza sociale
C’è poi un altro fronte, spesso trascurato: quello dell’assistenza familiare e affettiva. Con famiglie sempre più ristrette, e spesso composte da figli unici, molti anziani si ritrovano soli, senza un supporto emotivo o fisico nei momenti di bisogno.
La figura della badante è ormai imprescindibile nel welfare italiano, così come le strutture RSA, ma queste soluzioni hanno costi crescenti e non sempre garantiscono qualità. Un figlio solo, con uno stipendio medio, difficilmente potrà sostenere economicamente il carico assistenziale di uno o due genitori non autosufficienti. La vecchiaia, un tempo vista come tempo di riposo e dignità, rischia di diventare un lusso per pochi.
Le politiche per la natalità non bastano
I governi europei provano a reagire con incentivi: bonus bebè, asili nido gratuiti, congedi parentali estesi. Ma, come sottolinea l’OECD, queste misure hanno un impatto limitato se non si accompagna l’intervento economico a una vera rivoluzione culturale.
L’immigrazione, pur essendo una risorsa per colmare i vuoti del mercato del lavoro, non basta: non può sostituire il ruolo affettivo della famiglia, né garantire la coesione sociale a lungo termine.
Serve una rivoluzione culturale
Il problema non è solo economico, ma profondamente valoriale. Viviamo in una società dove il tempo è diventato un bene individuale, da dedicare a sé stessi, ai propri interessi, alla cura della persona e alla libertà. Ma se non si inverte questa tendenza, la sostenibilità del modello occidentale diventerà un’illusione.
Tornare a investire nella famiglia, nella genitorialità e nella solidarietà intergenerazionale non è nostalgia del passato, ma una scelta strategica. È qui che il monito antico del “Crescete e moltiplicatevi” assume oggi una nuova, drammatica attualità: non solo come principio religioso, ma come necessità storica.
La sfida del XXI secolo non è solo tecnologica o ecologica. È demografica. E il tempo per reagire si sta esaurendo.
Il confronto delle idee, è possibile?
Parashat Noah Genesi 6:9-11:32
TEMI
- Il diluvio Genesi 6:9-8:22
- Il patto Genesi 1-9
- Discendenza di Noé Genesi 10-11
Quando nella famiglia si disonorano i genitori
9:18 I figli di Noè usciti dall’arca erano: Scem, Hham, e Jèfeth; e Hham è il padre di Cànaan. 19 Questi tre sono i figli di Noè, e di questi la progenie si sparse per tutta la terra. 20 Noè, uomo agricola, incominciò, e piantò una vigna. 21 E bevuto del vino, si ubbriacò, e si denudò entro la sua tenda. 22 Hham, padre di Cànaan, vide le vergogne di suo padre, e narrò la cosa ai due suoi fratelli al di fuori. 23 Scem e Jèfeth presero una coperta, e postala sulla schiena di amendue, camminarono a ritroso, e coprirono le vergogne del loro padre, tenendo il volto indietro, e le vergogne del loro padre non videro.
Sono trascorse 10 generazioni da Adamo e Caino e la famiglia continua ad essere al centro della narrazione della Torah in cui la famiglia di Noé è protagonista di un evento traumatico, non si parla di "fratricidio" ma ora si parla di "pudore" rispetto del genitore. Noè si inebria e suo figlio Hham lo vede nudo e ne parla ai fratelli. Perché la Torah narra questo evento? Cosa dobbiamo comprendere? Perché il figlio Hham si è stupito al punto di narrarlo ai fratelli? Cosa stava facendo Noè nudo nella sua tenda? Perché Noè si è irritato?
Ciò che possiamo notare, come per la storia della famiglia di Adamo ed Eva, anche con la famiglia di Noè continuano a manifestarsi incomprensioni, debolezze e comportamenti diversi tra i figli. Non sappiamo cosa abbia fatto Hham, perchè la Torah non entra nel merito ma possiamo desumere dalla tradizione orale la prima idea che emerge è "la mancanza di rispetto per il padre" perché ne parlo con fratelli, quasi come scherno, considerata la reazione dei fratelli. Infatti quando nella narrazione si prosegue:..quando Noè seppe cosa aveva fatto il figlio minore...si fa intendere che in realtà il problema non fu solo di pudore ma una relazione sessuale incestuosa se consideriamo che nel linguaggio "vedere la nudità" può intendere un rapporto sessuale addirittura con la madre, ovvero con la moglie di Noè ( Levitico 20,17 Se uno prende la propria sorella, figlia di suo padre o figlia di sua madre, e vede la nudità di lei e lei vede la nudità di lui, è un'infamia; tutti e due saranno tolti via sotto gli occhi dei figli del loro popolo; quel tale ha scoperto la nudità della propria sorella; porterà la pena della sua iniquità).
Vediamo la responsabilità di Noè nel perdere il controllo ubbriacandosi di vino, la violazione dell'intimità dei genitori da parte del figlio minore e il tentativo da parte degli altri fratelli di salvaguardare il padre coprendone l'umiliazione. Solo un fatto grave come un "incesto" può giustificare una reazione cosi forte da parte di Noè ...24 Svegliatosi Noè del suo vino, seppe ciò che gli fece il suo figlio minore. 25 E disse: Maledetto Cànaan Infimo schiavo sia de’ suoi fratelli. Come per la storia di Caino e Abele benché si nasca nella stessa famiglia, e si sia ricevuto la medesima educazione o opportunità, i figli crescendo acquisiscono una loro personalità sviluppando attitudini positive o negative. E' vero che l'educazione è importante, ma trova il suo limite nella personalità della persona che rimane un individuo a se stante, e nelle esperienze che fa durante la crescita.
Questo introduce un ennesimo concetto, quello del Karma. Le attitudini/inclinazioni positive e negative si trasmettono a livello genetico. Come per la genealogia di Caino cosi anche quello di Hham si sviluppa con un karma negativo. La Torah ci sta insegnando che riceviamo una inclinazione dai genitori, positive e negative, ma sono le scelte che facciamo, positive e negative, che possono condizionare il nostro futuro ed il futuro dei nostri figli ecc. Quindi non solo la famiglia è la base della società, ma le nostre scelte possono modificare gli eventi. Ancora oggi possiamo essere protagonisti della nostra vita con le nostre scelte e se scegliamo con saggezza, possiamo segnare per le generazioni future uno sviluppo positivo lasciando loro la responsabilità di proseguire sul tracciato indicato o modificarlo. Similmente se scegliamo in modo istintivo avremo un risultato opposto, e comunque ogni singolo può modificare positivamente la traiettoria.
La Torah con esempi di famiglie ci indica quali sono le debolezze umane e le conseguenze, per spingerci a migliorare noi stessi.
Erminio David Petronio
Parashat Bereshit 1:1-6:8
TEMI
- La creazione Genesi 1:1-26
- La creazione dell'Uomo e della donna Genesi 2:1-25
- La caduta Genesi 3:1-24
- Il primo omicidio Genesi 4:1-26
- Discendenza di Adamo Genesi 5:1-6:8
Perché il fratricidio è il primo evento narrato?
4:1 L’uomo poi avendo conosciuto Eva sua moglie, questa rimase
incinta, e partorì Caino, e disse: Ho acquistato un uomo col (l’ajuto del)
Signore. 2 Indi partorì eziandio suo fratello Abele. Abele fu pastore di
bestiame minuto, e Caino fu agricoltore.3 Al termine di qualche tempo Caino
recò dei prodotti della terra un presente al Signore. 4 Ed Abele recò anch’egli
dei primogeniti del suo bestiame minuto, e delle loro parti più adipose; ed il
Signore mostrò gradimento ad Abele ed al suo presente. 5 Ed a Caino ed al suo
presente non mostrò gradimento; e ne rincrebbe a Caino assai, e ne restò
abbattuto. 6 Il Signore disse a Caino: Perché ti rincresce, e perché sei
abbattuto? 7 Già se opererai bene sarai esaltato; ma se tu non operi bene… Il
peccato sta coricato alla porta; egli ha desiderio di te, ma tu domini sopra di
lui. 8 Caino disse (ciò) ad Abele suo fratello. Indi mentre erano in campagna,
Caino, alzatosi contro Abele suo fratello, l’uccise.
קַיִן Caino significa
acquisizione e Abele הֶבֶל significa effimero. Già nei nomi vediamo come spesso
noi genitori proiettiamo sui figli quelle che sono le nostre aspettative. Caino
era il "primogenito" e come tale l'aspettativa era maggiore rispetto
ad Abele il secondo genito. Le nostre proiezioni ed aspettative spesso ci
spingono a creare, nostro malgrado, gelosia tra i figli e con loro. I figli
entrano in una competizione e spesso questa competizione può avere esiti
sconvolgenti. Infatti nella narrazione del testo è curioso come benché si inizi
con Caino primogenito, per descrivere il mestiere dei figli si inizia con
Abele, sottolineando che era un "pastore", e successivamente Caino
che era un "agricoltore", come per dire che Adamo ed Eva davano più
peso ad Abele quasi come dire che Caino avesse disatteso le aspettative dei
genitori.
Spesso noi genitori non seguiamo e stimoliamo le attitudini dei
figli che non rispondono alle nostre aspettative e rimaniamo delusi dai figli
che hanno attitudini diverse, e questo può creare competizione. E' indubbio che
i due fratelli erano in competizione tra loro e che questa competizione fu
alimentata dai genitori. Possiamo affermare che non sia diverso oggi? Quante
volte le cronache nere e giudiziali mettono in evidenza questa competizione tra
fratelli? che quando non ha risvolti tragici finisce in una contesa civilistica
in tribunale su questioni economiche ?Per questo motivo la Torah richiama la
nostra attenzione sul primo problema che come genitori dobbiamo affrontare
nell'educazione di figli: rispettare le attitudini dei figli e non metterli in
competizione. In questo modo si salvaguarda l'unità della famiglia.
Quando Caino e Abele presentarono il dono a D-O, Caino lo fece
nel modo sbagliato, con l'animo sbagliato, in competizione con il fratello; non
era importante il dono in se, come atto di gratitudine nei confronti di D-O
sarebbe stato certo gradito, ma era importante con quale spirito/attitudine si
faceva il dono a D-O. Questo è l'insegnamento. D-O nel dialogo richiamò Caino
sull'atteggiamento, provocando una reazione affinché prendesse consapevolezza
di "se" e suggerendo: perché sei abbattuto? Già se opererai bene sarai esaltato; ed
avvertendolo che se non dominava la sua indole sarebbe caduto: Il peccato sta
coricato alla porta. Quando non dominiamo la nostra indole possiamo porre in
essere azioni di cui poi ci pentiamo, quindi siamo richiamati ad un processo di
"introspezione" ovvero di prendere consapevolezza sulle nostre
debolezze caratteriali, e "dominarle", ed in questo modo possiamo
elevarci.
Caino ignorò la raccomandazione di D-O " ma se tu non operi
bene… Il peccato sta coricato alla porta" e cedette alla sua inclinazione
raggirando il fratello in modo da colpirlo. La narrazione descrive, seppure
sinteticamente, un altro aspetto che apre ad ulteriori riflessioni. Caino parlo
ad Abele, e poi lo uccise. E' chiaro che questa breva citazione oltre a sotto
intendere un raggiro, può fornirci anche un'altra riflessione: Abele è stato
capace di spegnere la rabbia di Caino? O in modo ingenuo ha alimentato questa
rabbia facendo al fratello, in buona fede, la morale?
Erminio David Petronio
ONU E L'IMPOSSIBILITA' DI GARANTIRE LA PACE Parte I
All’indomani della Seconda guerra mondiale, la penisola coreana viene liberata dal dominio giapponese, ma la pace non porta all’unità. I...
-
"Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi." Questo monito antico, pronunciato da Gesù nel Vangelo di Ma...
-
ITALIANO Lettera Aperta a chi protesta contro Israele Benjamin Netanyahu può non piacere: rappresenta la destra religiosa. Ma in questo mo...
-
A quanto pare la domanda del momento è questa: quando la violenza diventa lecita? Semplice: quando fa comodo a qualcuno. Benvenuti nell’era ...
