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domenica 23 marzo 2025

STRADE DISSESTATE: MALAFEDE O INCOMPETENZA? UN'INCHIESTA SUL DEGRADO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI

 

Passeggiare oggi sulle nostre strade equivale a vivere un safari urbano. Marciapiedi sconnessi, asfalto rattoppato, buche che sembrano trappole. Una situazione che, da anni, si ripete sotto ogni amministrazione, di qualsiasi colore politico. I cittadini inciampano, letteralmente, nell’indifferenza. E non si tratta solo di una questione estetica: si parla di sicurezza, di soldi pubblici e, forse, di qualcosa di più grave.

Durante ogni campagna elettorale le promesse abbondano: "Metteremo a posto le strade!", "Stop al degrado!". Eppure, una volta chiuse le urne, tutto resta com'è. O peggiora. La giustificazione ufficiale è sempre la stessa: "problemi di bilancio". Ma davvero i soldi sono l’unico ostacolo? Oppure dietro questo disastro urbano si nasconde malafede o, nella migliore delle ipotesi, incompetenza?

A detta dei tecnici, la causa principale del deterioramento delle strade sarebbe da ricercare nelle infiltrazioni d’acqua piovana, nelle escursioni termiche e nel traffico pesante. È vero, le sollecitazioni climatiche e meccaniche stressano il manto stradale. Tuttavia, il problema reale emerge quando le opere non sono realizzate ad arte.

Secondo le norme tecniche UNI, l'asfalto deve rispettare precisi standard qualitativi. Se i materiali impiegati sono scadenti, o se gli strati di asfalto sono troppo sottili, il risultato è una superficie fragile, destinata a cedere in poco tempo. Non meno grave è l’esecuzione dei sottoservizi: scavi mal ripristinati e rattoppi improvvisati compromettono definitivamente la stabilità del fondo stradale.

E qui sorge spontanea una domanda: chi dovrebbe vigilare sulla qualità dei lavori appaltati? La risposta è chiara: il Direttore dei Lavori, nominato dal Comune. È lui il responsabile del controllo dei materiali, della corretta esecuzione, della conformità al capitolato d’appalto. Se le nostre strade sono in queste condizioni, significa che i controlli non vengono svolti adeguatamente.

A questo punto, le ipotesi sono due: o il Direttore dei Lavori è incompetente, o è ingenuamente fiducioso verso l’impresa esecutrice. Oppure, ipotesi ancor più grave, complice. Un'ombra che dovrebbe allertare non solo i cittadini, ma anche le autorità competenti, perché la mala esecuzione di opere pubbliche non è solo un danno economico, è una ferita al tessuto civile.

Non si tratta di un problema limitato a questa o a quella amministrazione. È una piaga trasversale, che si ripete a ogni cambio di governo locale, come un copione già scritto. Possibile che politici e dirigenti, camminando ogni giorno su strade dissestate, non vedano? O peggio, facciano finta di non vedere?

C'è poi l’incredibile questione della pianificazione dei lavori. Si riasfalta una strada – spesso male – salvo poi, poche settimane dopo, assegnare un nuovo appalto per realizzare sottoservizi. Risultato: scavi sull’asfalto nuovo e ripristini approssimativi che rendono vani i soldi appena spesi. Una gestione grottesca delle risorse pubbliche, che alimenta un continuo circolo vizioso di appalti e rattoppi.

A fronte di un problema così evidente, stupisce il silenzio. Nessun approfondimento giornalistico, nessuna interrogazione consiliare degna di nota, nessun dibattito pubblico acceso. Una complice unanimità nel tacere, mentre i cittadini sbandano, inciampano e pagano il prezzo di strade insicure.

Eppure le conseguenze sono gravissime: oltre al degrado urbano, si compromette la sicurezza di pedoni e automobilisti. Aumentano i costi sociali, gli incidenti, la necessità di ulteriori bandi di gara.

La domanda finale è inquietante: è forse questo l’obiettivo? Un sistema che, invece di risolvere, alimenta sé stesso? Dove il degrado diventa un’occasione di spesa continua, un business della riparazione perpetua?

Il degrado delle strade non è solo un segno di inefficienza amministrativa. È un indicatore di quanto la cura del bene comune sia stata sacrificata sull'altare di interessi opachi.

Con quali “occhiali” analizziamo lo scenario?

  Io non sono un professore universitario né un opinionista da talk show. Non scrivo su grandi testate e non sono affiliato ad alcuna area...