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martedì 27 gennaio 2026

La Verità, quale?

 



Dalla Genesi al dibattito politico

Nel racconto della Genesi (3:12–13) accade qualcosa di apparentemente semplice e allo stesso tempo dirompente:
tutti dicono la verità.

Adamo dice il vero: la donna gli è stata posta accanto e da lei ha ricevuto il frutto. Eva dice il vero: è stata sedotta dal serpente. Il serpente, a sua volta, agisce secondo la propria natura. Eppure, nonostante la verità di ciascuno, il risultato è la frattura.

Qui emerge un punto cruciale: la verità non è falsa, è parziale. È vera dalla prospettiva di chi parla. Dio stesso, che conosce già l’esito degli eventi, chiede ad Adamo: «Dove sei?». Non è una richiesta di informazione, ma un invito alla presa di coscienza. La verità non viene negata, viene messa in relazione.

La prospettiva come fondamento della verità. Adamo non ha motivo di diffidare della donna: gli è stata posta accanto dal Creatore. Eva non ha motivo di diffidare del serpente: è una creatura dello stesso Creatore, inserita in un mondo che fino a quel momento era “buono”. Se il mondo è buono, perché dubitare?

Da qui nasce una lettura radicale: forse la prova non era l’obbedienza, ma il diritto di sbagliare per apprendere.
Non una colpa morale, ma un passaggio evolutivo della coscienza. Il peccato originale, in questa prospettiva, non è la disobbedienza, ma l’uscita dall’innocenza dell’unica verità. Dalla Genesi alla politica: tutti hanno ragione (e tutti sbagliano).

Nel dibattito politico accade esattamente lo stesso.

  • Ogni attore politico racconta la sua verità
  • Ogni elettore riconosce come vera la narrazione che coincide con la propria esperienza
  • Ogni parte accusa l’altra di mentire

Ma, come Adamo ed Eva, spesso dicono il vero.
Il problema non è la menzogna, è la parzialità elevata ad assoluto. La politica moderna non vive di falsità totali, ma di verità incomplete presentate come totali.

Ecco perché:

  • una riforma può essere “giusta” per alcuni e “ingiusta” per altri
  • una decisione economica può essere necessaria e allo stesso tempo distruttiva
  • una misura di sicurezza può proteggere e contemporaneamente opprimere

Tutte queste affermazioni possono essere vere nello stesso momento, se osservate da prospettive diverse.  Il problema politico non è la verità, ma l’ottica. Quando una parte politica dice: “Questa è LA verità” sta facendo lo stesso errore di Adamo quando si ferma alla donna, e di Eva quando si ferma al frutto.

La politica fallisce quando:

  • si isola il singolo evento
  • si ignora la catena delle cause
  • si rifiuta la complessità

In questo senso, la propaganda non è una menzogna: è una verità amputata del contesto. La Verità come sintesi, non come bandiera

La conclusione è il cuore del discorso: Non esiste più la mia verità o la sua verità, ma la VERITÀ come sintesi dell’insieme.  Applicata alla politica, questa affermazione è rivoluzionaria perché:

  • nega la logica amico/nemico
  • smonta il moralismo politico
  • obbliga a guardare le dinamiche, non solo gli attori

Adamo deve imparare a vedere con gli occhi di Eva. Eva deve imparare a vedere l’insieme, non solo il frutto.

Allo stesso modo:

  • il governo deve vedere con gli occhi di chi subisce le decisioni
  • l’opposizione deve vedere con gli occhi di chi governa
  • il cittadino deve uscire dalla comfort zone della propria narrazione

Conclusione: una politica della coscienza

La Verità, come nella Genesi, non è data, ma si costruisce.
È il risultato di:

  • ascolto
  • integrazione delle prospettive
  • rinuncia all’assoluto

Ogni circostanza ha più letture, quindi più verità.  Ma solo chi accetta di non possedere la verità, può avvicinarsi ad essa. La vera crisi politica del nostro tempo non è la mancanza di verità, ma la mancanza di coscienza capace di sintetizzarle. E forse, come allora, non stiamo pagando una colpa, ma stiamo attraversando — dolorosamente —
un nuovo passaggio evolutivo della coscienza collettiva.

 

La Verità, quale?

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