Dalla Genesi
al dibattito politico
Nel racconto della Genesi (3:12–13)
accade qualcosa di apparentemente semplice e allo stesso tempo dirompente:
tutti dicono la verità.
Adamo dice il vero: la donna gli è
stata posta accanto e da lei ha ricevuto il frutto. Eva dice il vero: è stata
sedotta dal serpente. Il serpente, a sua volta, agisce secondo la propria
natura. Eppure, nonostante la verità di ciascuno, il risultato è la frattura.
Qui emerge un punto cruciale: la
verità non è falsa, è parziale. È vera dalla prospettiva di chi parla. Dio
stesso, che conosce già l’esito degli eventi, chiede ad Adamo: «Dove sei?».
Non è una richiesta di informazione, ma un invito alla presa di coscienza. La
verità non viene negata, viene messa in relazione.
La
prospettiva come fondamento della verità. Adamo non ha motivo di diffidare
della donna: gli è stata posta accanto dal Creatore. Eva non ha motivo di
diffidare del serpente: è una creatura dello stesso Creatore, inserita in un
mondo che fino a quel momento era “buono”. Se il mondo è buono, perché
dubitare?
Da qui nasce una lettura radicale: forse
la prova non era l’obbedienza, ma il diritto di sbagliare per apprendere.
Non una colpa morale, ma un passaggio evolutivo della coscienza. Il peccato
originale, in questa prospettiva, non è la disobbedienza, ma l’uscita
dall’innocenza dell’unica verità. Dalla Genesi alla politica: tutti hanno
ragione (e tutti sbagliano).
Nel dibattito politico accade
esattamente lo stesso.
- Ogni
attore politico racconta la sua verità
- Ogni
elettore riconosce come vera la narrazione che coincide con la propria
esperienza
- Ogni
parte accusa l’altra di mentire
Ma, come Adamo ed Eva, spesso dicono
il vero.
Il problema non è la menzogna, è la parzialità elevata ad assoluto. La politica
moderna non vive di falsità totali, ma di verità incomplete presentate come
totali.
Ecco perché:
- una
riforma può essere “giusta” per alcuni e “ingiusta” per altri
- una
decisione economica può essere necessaria e allo stesso tempo distruttiva
- una
misura di sicurezza può proteggere e contemporaneamente opprimere
Tutte queste affermazioni possono
essere vere nello stesso momento, se osservate da prospettive diverse. Il problema politico non è la verità, ma
l’ottica. Quando una parte politica dice: “Questa è LA verità” sta facendo lo
stesso errore di Adamo quando si ferma alla donna, e di Eva quando si ferma al
frutto.
La politica fallisce quando:
- si
isola il singolo evento
- si
ignora la catena delle cause
- si
rifiuta la complessità
In questo senso, la propaganda non è
una menzogna: è una verità amputata del contesto. La Verità come sintesi, non
come bandiera
La conclusione è il cuore del
discorso: Non esiste più la mia verità o la sua verità, ma la VERITÀ come
sintesi dell’insieme. Applicata alla
politica, questa affermazione è rivoluzionaria perché:
- nega la
logica amico/nemico
- smonta
il moralismo politico
- obbliga
a guardare le dinamiche, non solo gli attori
Adamo deve imparare a vedere con gli
occhi di Eva. Eva deve imparare a vedere l’insieme, non solo il frutto.
Allo stesso modo:
- il
governo deve vedere con gli occhi di chi subisce le decisioni
- l’opposizione
deve vedere con gli occhi di chi governa
- il
cittadino deve uscire dalla comfort zone della propria narrazione
Conclusione:
una politica della coscienza
La Verità, come nella Genesi, non è
data, ma si costruisce.
È il risultato di:
- ascolto
- integrazione
delle prospettive
- rinuncia
all’assoluto
Ogni circostanza ha più letture,
quindi più verità. Ma solo chi accetta
di non possedere la verità, può avvicinarsi ad essa. La vera crisi politica del
nostro tempo non è la mancanza di verità, ma la mancanza di coscienza capace di
sintetizzarle. E forse, come allora, non stiamo pagando una colpa, ma stiamo
attraversando — dolorosamente —
un nuovo passaggio evolutivo della coscienza collettiva.