IL NOBEL SELETTIVO: QUANDO LA COMPASSIONE DIVENTA IPOCRISIA
Sul quotidiano Avvenire, espressione autorevole del mondo cattolico italiano, è stato pubblicato il 10/08/2026 e rilanciato l’appello di Eugenio Mazzarella: «Il Nobel per la pace ai bambini palestinesi». All’iniziativa hanno aderito docenti, professionisti, sacerdoti, sindaci, parlamentari ed esponenti politici, da Elly Schlein a Pier Luigi Bersani.
No, non è una provocazione satirica. È una proposta realmente presentata come iniziativa di pace. E proprio per questo solleva un interrogativo morale enorme: perché la compassione viene riservata soltanto ad alcuni bambini?
I bambini di Gaza sono vittime innocenti di una guerra terribile e meritano protezione, cure, memoria e futuro. Ma trasformare esclusivamente i bambini palestinesi nel simbolo universale della pace significa cancellare dal racconto tutti gli altri bambini travolti dal terrorismo, dalle persecuzioni religiose e dalle guerre dimenticate.
Dove sono, nell’appello di Avvenire, i bambini israeliani assassinati, feriti, rapiti o rimasti orfani il 7 ottobre? I dati ufficiali israeliani indicano che, tra il 7 ottobre 2023 e il 31 dicembre 2025, 63 minori israeliani sono stati uccisi in azioni ostili, riconducibili principalmente agli attacchi di Hamas e degli altri gruppi armati islamisti operanti sui diversi fronti. Anche loro erano bambini. Anche loro avevano un nome, una famiglia e il diritto di diventare adulti. Dati dell’Istituto nazionale israeliano di assicurazione.
E dove sono i bambini cristiani della Nigeria, del Sudan, del Pakistan, della Repubblica Democratica del Congo, del Sahel e delle altre regioni nelle quali comunità intere vengono massacrate, rapite o costrette alla fuga?
Secondo la World Watch List 2025 di Open Doors, 4.476 cristiani sono stati uccisi per motivi collegati alla loro fede, mentre 4.744 sono stati arrestati o detenuti e 7.679 chiese o strutture cristiane sono state attaccate. Questi numeri comprendono vittime adulte e minori senza fornire una suddivisione completa per età, ma descrivono comunque una persecuzione immensa, troppo spesso ignorata. La situazione è ulteriormente peggiorata nel successivo periodo di rilevazione: Open Doors riferisce 4.849 cristiani uccisi, il 93% dei quali nell’Africa subsahariana. Open Doors – dati e tendenze.
L’ONU ha inoltre verificato più di 120.000 bambini uccisi o mutilati nei conflitti tra il 2005 e il 2022. Sono vittime di eserciti, milizie, organizzazioni jihadiste, gruppi separatisti e altre formazioni armate. Bambini africani, asiatici, israeliani, cristiani, musulmani, ebrei e appartenenti ad altre comunità: tutti egualmente innocenti, tutti egualmente degni di memoria. UNICEF – bambini vittime dei conflitti.
Eppure, per Avvenire, soltanto i bambini palestinesi dovrebbero ricevere il Nobel per la pace.
È precisamente questa selezione della sofferenza a rendere l’iniziativa moralmente discutibile. Non perché i bambini di Gaza non meritino solidarietà, ma perché la solidarietà autentica non sceglie le vittime in base alla convenienza politica, all’appartenenza nazionale o alla narrazione dominante.
Quando si commemorano alcuni bambini e si dimenticano quelli ebrei massacrati da Hamas o quelli cristiani assassinati e perseguitati nel silenzio internazionale, la compassione rischia di trasformarsi in propaganda. E quando questa rimozione proviene da un giornale cattolico, il problema diventa ancora più grave: significa perdere la capacità di riconoscere la medesima dignità in ogni vittima.
Il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, ha definito questa esclusione una forma di «apartheid morale». È un’espressione dura, ma pone una domanda inevitabile: può esistere una pace che separa i bambini degni di essere ricordati da quelli destinati all’oblio?
Se davvero si vuole attribuire simbolicamente un Nobel, lo si proponga per tutti i bambini vittime delle guerre, del terrorismo e delle persecuzioni: palestinesi e israeliani, cristiani, ebrei, musulmani e appartenenti a ogni popolo.
La pace o è universale oppure è soltanto uno strumento politico.
Il silenzio sui bambini ebrei e sui cristiani perseguitati non è solidarietà. La memoria selettiva non è giustizia. È ipocrisia.
E quando persino una parte del mondo cattolico smette di riconoscere la sofferenza universale per adottare una compassione ideologicamente selettiva, non siamo davanti a un risveglio morale, ma al segno drammatico del declino della sua identità e della sua credibilità.
https://www.avvenire.it/attualita/il-nobel-per-la-pace-ai-bambini-palestinesi-salgono-a-migliaia-le-adesioni-della-societa-civile_111881?fbclid=PAcGRvZgJzcnRjBmFwcF9pZA81NjcwNjczNDMzNTI0MjcAAaehXHM2bN_jChvSSd1OHbHeTELhap63Fi-bJaNZuIfmJPVaccCI_T3IEHIUkQ
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