Manifesto per la Difesa dell’Identità
Dalla celebrazione della Chanukkià traiamo una lezione sempre attuale:
difendere la propria identità è un atto di dignità e di libertà.
Non conta essere in molti. Conta essere determinati.
La storia del popolo ebraico lo dimostra da secoli. E la testimonianza di Gesù, ebreo che ha difeso fino all’estremo la propria verità, ne rappresenta un esempio universale.
Difendere la pace non significa rifugiarsi in un pacifismo passivo.
La pace non è resa: è equilibrio, ed è anche capacità di resistenza.
Si costruisce opponendosi a chi vuole negare la libertà di vivere secondo i propri valori.
Oggi l’Occidente giudeo-cristiano, fondato sulla dignità della persona, sulla responsabilità individuale e sulla libertà di pensiero, è messo in discussione da tre grandi minacce:
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La secolarizzazione radicale, che svuota di significato le radici spirituali comuni a cristiani ed ebrei;
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L’ideologia egualitaria di matrice social-comunista, che dietro il mito dell’uguaglianza per tutti annulla l’individuo, le differenze e perfino la realtà biologica;
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L’islam politico, che tenta di insinuarsi nelle fragilità identitarie delle nostre società, sfruttandone debolezze culturali e morali.
Di fronte a questa realtà non possiamo restare spettatori.
Se vogliamo evitare lo scontro sociale e consegnare ai nostri figli una società libera, civile e consapevole, dobbiamo agire ora, con lucidità e coraggio.
Servono iniziative concrete e coordinate:
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Diffondere consapevolezza tra laici e cristiani, come avvenuto con il Forum per l’Antisemitismo di Firenze, autentico spazio di dialogo tra non credenti, ebrei e cristiani;
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Promuovere incontri nelle chiese e nelle comunità, coinvolgendo sacerdoti e pastori in un percorso comune di riflessione e azione;
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Sostenere il coraggio civile, attraverso gesti concreti di denuncia e, quando necessario, di boicottaggio.
Un esempio concreto:
se in una scuola pubblica l’insegnamento diventa strumento di indottrinamento ideologico — sul pensiero gender o sulla questione di Gaza — i genitori non devono restare soli.
Occorre agire insieme:
denunciare, pretendere il rispetto delle libertà educative e, se necessario, minacciare il ritiro dei propri figli.
Un gesto collettivo vale più di mille parole.
L’unione di famiglie cristiane — cattoliche ed evangeliche — ed ebree può fare la differenza.
Il silenzio, invece, conduce all’irrilevanza e all’oblio.
Difendere la propria identità non è un atto nostalgico, ma una vera missione civica.
Solo avviando un processo diffuso di consapevolezza e di azione possiamo rallentare — o invertire — l’opera di dissoluzione morale e politica che minaccia le nostre democrazie.
La classe politica deve sentire la voce dei cittadini, anche quando sono pochi.
Perché spesso è dai pochi che nasce l’esempio, e dall’esempio un effetto domino capace di risvegliare le coscienze.
Gli strumenti legali esistono:
scuole paritarie, istruzione parentale, associazioni civiche.
Le competenze non mancano:
professionisti, educatori, credenti consapevoli.
Ora servono solo volontà e coraggio.
Il Forum per l’Antisemitismo e le iniziative sorelle devono unire informazione e azione, costruendo percorsi di resistenza culturale e pacifica, dentro e fuori le istituzioni.
Non stiamo zitti.
Non restiamo fermi.
Difendere la nostra identità significa difendere la libertà di tutti.
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