giovedì 25 dicembre 2025

Islamizzazione in assenza di identità

 

L’Occidente continua a fingere di non capire.

Si ostina a parlare di integrazione mentre sotto i suoi occhi avanza un processo che integrazione non è, né vuole esserlo. La verità, scomoda e sistematicamente rimossa, è che l’integrazione con l’Islam politico e identitario è strutturalmente impossibile, perché presuppone ciò che l’Occidente ha smesso di possedere: un’identità forte da difendere.

Il problema non è l’Islam in sé, ma l’Occidente svuotato, disarmato culturalmente, spiritualmente e simbolicamente. Un Occidente incapace di riconoscere che una cultura dotata di una visione totalizzante del mondo non si integra in una civiltà che ha rinunciato a definire se stessa.

Il vero handicap dell’Europa non è la mancanza di strumenti, ma il paradigma ideologico che la paralizza:
da un lato un cristianesimo addomesticato, ridotto a sentimentalismo morale;
dall’altro un pensiero socialista che sacralizza le minoranze fino a negare ogni diritto alla maggioranza storica.

Questo non è il pensiero di Gesù Yeshùa, ma la sua caricatura.
Gesù non predicava il buonismo, ma la pace nella verità. Non insegnava a essere uomini “inermi”, ma uomini capaci di difendere se stessi, la propria casa, il proprio popolo.
Soprattutto, Gesù non ha mai predicato la dissoluzione dell’identità.

«Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti» (Mt 5,17)

Gesù difende l’identità ebraica: osserva le feste, frequenta la sinagoga, discute la Halakhah come un rabbino. Non universalizza cancellando, ma universalizza partendo da un’identità salda. Il messaggio è chiarissimo: tutti gli uomini sono fratelli, ma un popolo senza identità perde anche la sua relazione con Dio.

Se i cristiani volessero davvero seguire Gesù ebreo, dovrebbero fare ciò che non fanno più: definire la propria identità e difenderla, in modo pacifico, ma senza arretrare davanti a chi intende cancellarla.

L’Islam, al contrario, questo lo ha capito benissimo. Sa che per sottomettere una società occorre prima dissolverne l’identità. Ed è qui che entra in gioco un concetto centrale e ignorato: la Hijra.

Hijra (هجرة) significa migrazione. Non è un accidente storico, ma un atto fondativo dell’Islam: Maometto emigra da Mecca a Medina nel 622, evento che inaugura il calendario islamico.
L’emigrazione, dunque, non è marginale ma strutturale nella visione islamica.

Il Corano è esplicito:

«Non era forse la terra di Allah vasta, così da potervi emigrare?» (Cor. 4,97)

A questo si aggiunge la divisione giuridica del mondo in:

  • Dar al-Islam (territorio governato dalla legge islamica)

  • Dar al-Harb (territorio non islamico)

Ne consegue una verità che l’Occidente si rifiuta di vedere: nell’Islam non si emigra per integrarsi, ma per preservare e rafforzare l’identità religiosa, in vista di una trasformazione del contesto. Il processo è noto:

  1. insediamento senza integrazione reale;

  2. crescita numerica tramite dinamiche demografiche;

  3. trasformazione in blocco elettorale;

  4. pressione politica;

  5. concessioni culturali e simboliche in cambio di consenso.

Ed è qui che il buonismo cristiano, figlio di un cristianesimo svuotato di identità, cede. In nome di un multiculturalismo falsato, non inteso come affiancamento delle tradizioni, ma come ritirata delle nostreCosì si arriva all’assurdo:

  • presepi senza volto o travestiti,

  • simboli cristiani rimossi dalle scuole,

  • festività svuotate per “non offendere”.

Non importa se Gesù sia nato il 25 dicembre: ciò che arretra è il simbolo, e quando arretra il simbolo arretra l’identità.

Integrazione significherebbe aggiungere, non cancellare. Mettere un simbolo accanto a un altro, non eliminare il proprio per compiacere l’ospite. Questo non è rispetto.

È debolezza.
È sottomissione.

Ed è esattamente ciò che la parola Islam significa sul piano politico-culturale: sottomissione.

La preghiera islamica nelle piazze europee ne è il segnale più evidente: non un semplice atto religioso, ma un gesto pubblico, organizzato, visibile, che comunica presenza identitaria nello spazio comune. È religione, sì, ma è anche politica implicita. Incitamento all'odio contro chi non è islamico, ebrei e cristiani.

In conclusione, il combinato disposto tra:

  • buonismo cristiano senza identità,

  • ideologia socialista della tutela indiscriminata,

  • rifiuto di affermare la propria tradizione,

produce una società permeabile, incapace di resistere a culture fortemente identitarie.

Una società senza identità non integra: viene trasformata.

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