Gran parte della narrazione pro-Palestina che circola in Occidente si fonda su una miscela di ignoranza storica, pregiudizio ideologico e, non di rado, antisemitismo mascherato da indignazione morale. È una narrazione che attecchisce facilmente in un contesto culturale superficiale, dove slogan e semplificazioni sostituiscono lo studio dei fatti, anche tra persone formalmente istruite.
Uno dei pilastri di questa narrazione è l’idea dei cosiddetti “territori occupati”. In realtà, tali territori non possono essere definiti in modo semplicistico come occupati, ma vanno compresi alla luce della loro storia giuridica e militare. La Cisgiordania, ad esempio, viene conquistata da Israele nel 1967, ma la Giordania, da cui Israele la sottrae, non disponeva di un titolo sovrano pienamente riconosciuto.
Dopo la guerra arabo-israeliana del 1948, infatti, la Cisgiordania viene occupata militarmente dalla Giordania e successivamente annessa nel 1950. Questa annessione è riconosciuta solo da pochissimi Stati, in particolare Regno Unito e Pakistan, mentre la gran parte della comunità internazionale non la considera legittima. Nel giugno 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni — scatenata da Egitto, Siria e Giordania contro Israele — la Giordania attacca Israele. Israele risponde militarmente e conquista la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est. Da quel momento la Giordania perde il controllo del territorio e Israele assume il controllo militare.
Si tratta di una dinamica del tutto analoga a quanto accaduto in Europa dopo la Seconda guerra mondiale, quando l’Italia, sconfitta, perse territori come la Venezia Giulia, l’Istria e la Dalmazia, passati alla Jugoslavia. Nessuno parla in quel caso di “occupazione imperialista italiana subita”, ma di conseguenze di una guerra persa. Per questo motivo, la rappresentazione di Israele come potenza imperialista che invade e occupa territori altrui è storicamente infondata: Israele non ha mai condotto guerre di espansione coloniale, ma ha acquisito territori in seguito a conflitti difensivi.
Un discorso analogo vale per Gaza. Tra il 1948 e il 1949 scoppia la prima guerra arabo-israeliana, che non è un’aggressione israeliana, ma un attacco coordinato degli Stati arabi contro il neonato Stato di Israele. In quel contesto l’Egitto invade il sud della Palestina mandataria e occupa una stretta fascia costiera: la Striscia di Gaza, che diventa rifugio per decine di migliaia di profughi arabi.
L’Egitto, però, non annette Gaza, non concede la cittadinanza egiziana ai suoi abitanti e non crea alcuno Stato palestinese. Gaza resta sotto amministrazione militare egiziana. Dal 1949 al 1967 il territorio rimane sotto controllo egiziano per quasi vent’anni, senza essere formalmente parte dell’Egitto: i residenti non sono cittadini egiziani e non dispongono di alcuna sovranità politica. In questo periodo l’Egitto utilizza Gaza come strumento politico contro Israele, tollera e sostiene le incursioni dei fedayn e non investe nello sviluppo del territorio. Eppure, in quegli anni, nessuno parla di “occupazione egiziana” e nessuno rivendica la creazione di uno Stato palestinese a Gaza.
Nel 1967 scoppia un nuovo conflitto di aggressione araba, la Guerra dei Sei Giorni. Egitto, Siria e Giordania entrano nuovamente in guerra contro Israele, che sconfigge gli eserciti arabi e conquista Gaza dall’Egitto. Anche in questo caso, non esisteva alcuno Stato palestinese da “occupare”. Dal 1967 al 2005 Gaza rimane sotto controllo israeliano: per quasi quarant’anni Israele esercita un’amministrazione militare, controlla confini, sicurezza, mare e spazio aereo, concedendo al contempo una limitata autonomia civile. In questo periodo nascono e si sviluppano movimenti islamisti, tra cui Hamas nel 1987, e Gaza diventa uno dei principali focolai della Prima Intifada.
Nel 2005 Israele decide di ritirarsi unilateralmente dalla Striscia di Gaza, evacuando l’esercito, smantellando le colonie e ponendo fine a ogni presenza civile israeliana sul territorio. Una scelta che, col senno di poi, si rivelerà un grave errore strategico. Oggi, secondo ONU e Unione Europea, Gaza viene ancora definita “territorio occupato” perché Israele controlla confini, mare e spazio aereo. Israele, invece, sostiene che Gaza non sia occupata, poiché manca il requisito essenziale dell’occupazione: il controllo territoriale diretto.
In definitiva, la questione di Gaza non nasce dalla perdita di una sovranità palestinese preesistente, ma da una lunga storia di controllo esterno esercitato su un territorio che non è mai stato uno Stato. Ed è questo dato, sistematicamente ignorato dalla propaganda, che rende l’intera narrazione pro-Palestina profondamente fuorviante.
Molto interessante 🙏
RispondiEliminaContenuto chiarissimo: Gaza non è mai stata occupata da Israele
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