martedì 20 gennaio 2026

Tuteliamo tutti i diritti, anche degli "Evasori" fiscali

 

 



Perché no?
Viviamo in un’epoca in cui sembra esistere sempre qualcuno pronto a scendere in piazza per tutelare qualsiasi causa. C’è chi difende i diritti di organizzazioni criminali come Hamas, bloccando università e città; chi, con un silenzio assordante, legittima di fatto una teocrazia come quella iraniana mentre massacra i propri giovani ribelli; chi manifesta solidarietà per miliziani cubani caduti durante operazioni militari; chi difende il diritto di sistemi culturali e religiosi che sottomettono le donne; chi rivendica il diritto a fumare droghe leggere, a occupare case altrui, a non lavorare, a vivere di assistenza.

Un catalogo infinito di “diritti”, spesso sganciati da qualsiasi responsabilità.

Allora la domanda è semplice e volutamente scomoda: perché non tutelare anche il diritto di chi evade il fisco?

Perché non riconoscere l’evasione fiscale come una forma di autodifesa e di ribellione legittima contro uno Stato invasivo e predatorio? Uno Stato che pretende di espropriarti gran parte del tuo guadagno ma, in cambio, non ti garantisce lavoro, non ti assicura il diritto alla casa, non ti offre una sanità pubblica realmente funzionante, costringendoti a sostenere spese private; uno Stato che non investe seriamente nella scuola, che scarica i costi dell’istruzione sulle famiglie, che rende l’energia sempre più onerosa.

Uno Stato che ti fa già pagare tutto due volte: con le tasse esplicite e con una miriade di balzelli occulti — bolli, diritti di segreteria, registrazioni, imposte minori — e che ti soffoca con una burocrazia costosissima, inefficiente, che non fornisce servizi ma disservizi, che non semplifica ma complica, che non aiuta ma ostacola.

Perché pagare le tasse, allora?
Se il patto sociale è rotto, se lo Stato non restituisce ciò che esige, se il cittadino è lasciato solo davanti a sanità, istruzione, lavoro, casa ed energia, con quale coerenza morale si può condannare chi sceglie di non pagare?

Forse è arrivato il momento di essere coerenti fino in fondo:
protestiamo anche per il diritto ad evadere, inteso non come furbizia o privilegio, ma come forma di autotutela e di risarcimento contro uno Stato che ha smesso da tempo di fare lo Stato.

Una provocazione? Certo.
Ma a volte le provocazioni servono a dire ad alta voce ciò che molti pensano, ma pochi hanno il coraggio di ammettere.


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