La parashà di Shemot non lascia spazio a interpretazioni ingenue: Israele cresce. Cresce in numero, in forza, in presenza.
«Il paese fu ripieno di essi».
Il Faraone non discute di diritti, né di integrazione, né di buone intenzioni: legge la realtà. E comprende ciò che oggi si finge di non capire: la demografia è potere politico.
Non lo spaventa una rivolta armata, ma un popolo che si moltiplica.
Non teme un’ideologia, ma un dato numerico.
E capisce che reprimere non basta: più Israele viene oppresso, più cresce. È una legge storica.
Per questo interviene sulla nascita, colpendo i maschi. Una scelta feroce, ma razionale: una donna può generare pochi figli, ma un uomo può generarne molti, soprattutto se ha accesso a più donne. Il Faraone ha già compreso ciò che oggi è tabù dire.
Ed eccoci al presente.
Nel 2017 Recep Tayyip Erdoğan lo disse senza giri di parole ai musulmani in Europa: fate più figli, perché il futuro del continente passa da lì. Nessuna invasione militare, nessuna guerra convenzionale: una conquista demografica.
Parole archiviate come “provocazione”, ma che descrivono una strategia di lungo periodo.
Nel 2020, il vescovo Camillo Ballin — profondo conoscitore del mondo islamico — lo spiegò con lucidità disarmante: se l’Europa diventerà musulmana, non sarà per un piano di conquista, ma perché l’Europa non fa più figli e ha rinunciato alla propria identità. Una civiltà che smette di credere in sé stessa lascia campo libero a chi invece crede, cresce e si riproduce.
Qui il punto diventa esplosivo:
da decenni è in atto un processo di islamizzazione demografica dell’Occidente attraverso l’immigrazione musulmana, innestata su società a natalità zero.
Famiglie occidentali — cristiane, ebraiche, atee — fanno uno o due figli.
Famiglie musulmane, anche in Europa, ne fanno molti di più.
E dove esiste la possibilità della poligamia, il moltiplicatore demografico diventa strutturale.
Non è una teoria. È aritmetica sociale.
E qui entra in scena il vero paradosso storico: la sinistra occidentale.
Convinta che la religione sia destinata a dissolversi nel progresso, si presta — consapevolmente o meno — a diventare il Cavallo di Troia dell’islam in Europa. In nome dell’antirazzismo, dell’inclusione e dei “diritti”, legittima e protegge un processo che mina alla base proprio quei valori che dice di difendere.
Il problema non è solo l’errore di analisi.
Il problema è che il pensiero unico, alimentato dal politicamente corretto, si è trasformato in una censura sistemica.
Chiunque sollevi il tema demografico, religioso o culturale viene immediatamente delegittimato, silenziato, etichettato. Non si discute: si scomunica. Non si analizzano i dati: si moralizza.
Questa censura non è neutra.
Sta erodendo le basi stesse della civiltà occidentale: la libertà di pensiero, il dibattito razionale, la possibilità di nominare la realtà. Una civiltà che non può più dire ciò che vede è già in fase di declino.
Il risultato finale è grottesco e tragico insieme: movimenti femministi, LGBT e progressisti marciano fianco a fianco con visioni religiose che negano strutturalmente quei diritti, convinti che basti l’ideologia per piegare la realtà. Ma la realtà non obbedisce ai slogan.
E l’ultima responsabilità è interna, dolorosa ma inevitabile:
le famiglie cristiane ed ebraiche che hanno adottato la logica utilitaristica del “i figli costano” hanno interiorizzato una visione estranea alla Bibbia. Vero, i figli costano. Ma una civiltà che considera il futuro un peso economico ha già rinunciato a esistere.
La storia non punisce con la violenza immediata.
Punisce con la sostituzione lenta.
Il Faraone lo aveva capito.
Noi, oggi, sembriamo averlo dimenticato.
The Demographic Question: the Factor That Frightens and Is Being Silenced
The parashah of Shemot leaves no room for naïve interpretations: Israel grows. It grows in numbers, in strength, in presence.
“The land was filled with them.”
Pharaoh does not debate rights, integration, or good intentions: he reads reality. And he understands what many today pretend not to see: demography is political power.
What terrifies him is not an armed revolt, but a multiplying people.
He does not fear an ideology, but a numerical fact.
And he realizes that repression is not enough: the more Israel is oppressed, the more it grows. This is a law of history.
That is why he intervenes at the most sensitive point: birth itself, targeting male children. A cruel but rational choice: a woman can bear only a limited number of children, but a man can father many, especially if he has access to multiple women. Pharaoh had already grasped what today has become taboo to say.
And here we are, in the present.
In 2017, Recep Tayyip Erdoğan said it openly to Muslims living in Europe: have more children, because the future of the continent passes through that. No military invasion, no conventional war: a demographic conquest.
Words quickly dismissed as provocation, yet clearly outlining a long-term strategy.
In 2020, Bishop Camillo Ballin — a deep connoisseur of the Islamic world — explained it with disarming clarity: if Europe becomes Muslim in fifty years, it will not be because of a conquest plan, but because Europe no longer has children and has abandoned its own identity. A civilization that no longer believes in itself leaves the field open to those who still believe, grow, and reproduce.
At this point the issue becomes explosive:
for decades now, a process of demographic Islamization of the West has been underway through Muslim immigration, grafted onto societies with near-zero birth rates.
Western families — Christian, Jewish, secular — have one or two children.
Muslim families, even in Europe, have significantly more.
And where polygamy exists or is culturally accepted, the demographic multiplier becomes structural.
This is not a theory.
It is social arithmetic.
And here emerges the true historical paradox: the Western Left.
Convinced that religion is destined to dissolve under progress, it lends itself — consciously or not — to becoming Islam’s Trojan Horse in Europe. In the name of anti-racism, inclusion, and “rights,” it legitimizes and shields a process that undermines the very values it claims to defend.
The problem is not merely analytical error.
The problem is that single-thought ideology, fueled by political correctness, has turned into systemic censorship.
Anyone who raises demographic, religious, or cultural issues is immediately delegitimized, silenced, labeled. There is no debate — only excommunication. No data analysis — only moral posturing.
This censorship is not neutral.
It is eroding the very foundations of Western civilization: freedom of thought, rational debate, the ability to name reality. A civilization that can no longer say what it sees is already in decline.
The final result is grotesque and tragic at the same time: feminist, LGBT, and progressive movements marching side by side with worldviews that structurally deny those very rights, convinced that ideology alone can bend reality. But reality does not obey slogans.
And the final responsibility is internal, painful but unavoidable:
the critique of Christian and Jewish families that have absorbed the dominant utilitarian logic of “children cost too much.” True, they do. But a civilization that treats the future as an economic burden has already renounced its own existence.
History does not punish with sudden violence.
It punishes through slow replacement.
Pharaoh understood this.
Today, we seem to have forgotten it.
Eppure il Faraone e con lui l’Egitto si beccarono le Dieci Piaghe pur di non farli andare via….quale la logica allora??
RispondiEliminaInfatti il Faraone non poté impedire ad Israele di uscire. Le 10 Piaghe servirono per creare una "identità" facendo uscire prima l'Egitto dalla mente degli ebrei per iniziare il cammino. Infatti era HaShem che induriva il cuore del Faraone. Similmente l'islam è forte non solo perché fa figli ma anche perché hanno una forte identità, anche se basata sull'odio. Quindi identità e crescita demografica devono andare di pari passo.
Elimina